Parrocchia di San Verano


La difficoltà dell’impresa è sottolineata da un altro particolare, “l’oscurità della notte”. Nella Bibbia la notte ha sempre una connotazione negativa. Proprio durante la notte, quando il buio e le forze del male e della morte sembrano dominare incontrastate, Dio è solito intervenire per far esplodere la vita.

Era accaduto nella notte della liberazione dall’Egitto, come canta l’autore del libro della Sapienza: “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente scese dal cielo” (Sap. 18,14-15).

La scena del vangelo (vv. 37-38) ricalca volutamente quella di Giona, il profeta inviato a Ninive per portare il messaggio del Signore ai pagani. Durante la tempesta anche Giona si era coricato in fondo alla nave e dormiva profondamente (Giona 1,5).

Nel nostro racconto è Gesù che dorme e, nota l’evangelista, si trovava “a poppa”, al posto del timoniere. Un pilota che, in una situazione di estremo pericolo, si assopisce e si disinteressa di ciò che accade, merita un severo rimprovero e gli apostoli glielo muovono: “Non t’importa che periamo?”.

C’è poi “il sonno” che, nella Bibbia, è spesso impiegato per indicare la morte (Gb 14,12; Sir 46,19). Anche Gesù lo riprende in senso figurato: “Il nostro amico Lazzaro si è addormentato” (Gv 11,11); “La fanciulla non è morta, ma dorme” (Mc 5,39-40).

Poi c’è il “cuscino” che, in mezzo a quella baraonda, stranamente, rimane sotto la testa di Gesù. Il termine greco, “proskephalaion”, con cui è chiamato, indica anche il guanciale posto sotto la testa di un defunto. Ora risulta chiaro il significato del “sonno” di Gesù: si riferisce alla sua morte e si capisce anche il valore teologico di tutta la scena.

Ad essere sballottati dalle onde – che rappresentano i drammi della vita, le tensioni, le paure – siamo ciascuno di noi. Gesù ha concluso la sua giornata in questo mondo; accompagna i suoi, ma non interviene mai direttamente nella storia, e sembra che voglia lasciare che tutto si svolga come se egli non fosse presente.

Noi cristiani possiamo, in certi momenti, sentirci soli di fronte ai problemi, alle avversità, ai fallimenti e chiederci: “Dio dove sei?” “Perché non manifesti il tuo potere?”. Il tuo silenzio ci sconcerta e ci incute paura. “Svegliati, Signore, perché dormi?” (Salmo 44,24).

Poche cose sono bibliche come questo grido a contestare il silenzio di Dio, o di vivere nell'abbandono.

“Perché avete così tanta paura?” Dio non è altrove e non dorme. È già qui, sta nelle braccia degli uomini, forti sui remi; sta nella presa sicura del timoniere; è nelle mani che svuotano l'acqua che allaga la barca; negli occhi che scrutano la riva, nell'ansia che anticipa la luce dell'aurora.

Dio è presente, ma a modo suo; vuole salvarmi, ma lo fa chiedendomi di mettere in campo tutte le mie capacità, tutta la forza del cuore e dell'intelligenza.



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