Parrocchia di San Verano


Attenzione a non leggere certe pagine della scrittura in modo fondamentalista. Questi testi appartengono ad un’altra cultura, mentalità. Pensati in aramaico, scritti in greco tradotti in latino e poi nelle lingue moderne. Culture e stili di vita lontani migliaia di anni da noi. Immaginate se fra 2.500 anni raccontassero di noi con lo stesso linguaggio di oggi! Ci capirebbero?


Soffermiamoci su di un versetto: “In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”.


Il deserto è un luogo fondamentale nella storia biblica e cristiana, è il luogo dove si è formato il popolo di Dio e implica almeno due dimensioni:

Che sei uscito dal deserto nell’Egitto, cioè non stai più nella situazione di schiavitù dov’eri prima.

Però non sei ancora arrivato dove devi arrivare e dunque cammini, perché se non cammini, nel deserto muori.


Quindi il deserto è un simbolo-metafora della nostra vita. Una volta che siamo usciti da uno stile di vita di schiavitù, cioè abbiamo conosciuto Gesù Cristo, ci rimane tutto il cammino da fare, perché non siamo ancora arrivati.


Sappiamo però dalla Bibbia che la più grande tentazione di chi entra nel deserto è quella di fabbricarsi idoli. Infatti non avendo più il Tempio dove incontrare Dio, il popolo di Israele si è costruito subito il vitello d’oro.


Allora se scegliamo il ‘deserto’ come atteggiamento spirituale per prepararci al Natale, questo tempo ci invita a lasciar cadere le diverse idee, immagini, attese che abbiamo di Dio.


Da sempre siamo stati educati a rifarci alle immagini, a vedere dipinto il volto di Dio, opere d’arte che certamente aiutano, col rischio però di diventare la prigione di Dio.


La Bibbia ci insegna che Dio è Altro da come lo pensiamo, da come lo immaginiamo: “Io sono il Santo”, che significa diverso, “in mezzo a voi!” (Isaia 43)


Lo dico con timore per segnalare un pericolo in cui possiamo cadere anche noi oggi, e cioè che il Natale, Gesù bambino, il presepe, può diventare un nostro idolo, un dio che possiamo addomesticare, cullare, fargli un po' di compagnia, dedicargli un po' della nostra devozione.


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