Samuel Johnson fu un critico letterario, poeta, saggista, biografo e lessicografo britannico vissuto del XVIII secolo.
Dalla sua presentazione, dai titoli a lui attribuiti, nulla di religioso. Eppure, l’esperienza di vita lo portò a comprendere una verità antica e sempre nuova e cioè che: “la vera misura di un uomo si vede da come tratta qualcuno da cui non può ricevere nulla in cambio”.
- Non ci sono parole che sazino la fame di un povero senza cibo;
- Non ci sono preghiere innalzate a Dio che facciano sentire meno sola una persona bisognosa di compagnia;
- Non c’è amore che non si traduca in opere, in gesti concreti.
Lo ricorda la Lettera a Giacomo al cap. 2, 14-18:
“Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.
L’Amore (Àgape – άγαπη - in greco e più tardi Caritas, in latino) è vero quando è gratuito e disinteressato.
Un grazie a quanti, e sono tanti, nel nascondimento spargono semi d’amore nella nostra comunità e fuori dai confini della parrocchia, visitando un anziano, facendo compagnia a una persona sola, donando un pacchetto di riso per una famiglia in difficoltà, facendo una telefonata, aiutando nella distribuzione delle borse, …
La creatività dell’amore trova mille strade, mille modi per riempire vuoti e rendere più bella la vita.
C’è spazio per tutti, anche per me, per te!